L’imprenditore previdente, saggio che raggiunge il successo: le regole d’oro, ovvero la filosofia di Amundsen

  1. Ama il benessere, non il denaro;
  2. Ama i suoi collaboratori, ma non li vizia;
  3. Ama i suoi clienti, ma ne cerca continuamente di nuovi;
  4. Ama i suoi prodotti, ma non li considera migliori degli altri;
  5. Fa tornare i conti aziendali, prima dei suoi;
  6. Imprenditore è importante, non arrogante;
  7. Cerca le giuste risorse, ma sa che non basteranno mai;
  8. Rispetta le banche e gli enti finanziatori, ma lavora per farne a meno;
  9. Ha bisogno di tutti e di nessuno;
  10. Persegue lo sviluppo, ma non lo fa a debito;
  11. È sapiente, non saccente;
  12. Sul suo sapere aggiornato, fonderà la sua autorevolezza;
  13. Apprende e usa le nuove tecnologie, perché in esse sta il segreto della competitività;
  14. Sa che il sapere richiede applicazione, dedizione, sacrificio;
  15. Sarà l’esempio, non la facciata;
  16. Farà comunicazione, non pubblicità;
  17. Cercherà il consenso, ma non dipenderà da esso
  18. Sarà umano, mai disumano;
  19. Dirà la verità a chi la può capire;
  20. Premierà il merito e il talento, mai il ruffianismo;
  21. Nel business vige una regola assoluta: o tanti soldi o tanto tempo;
  22. Gestisce con saggezza gli errori, ma non li considera nè peccati, nè colpe;
  23. Deve avere l'approccio del combattente "non sempre cavaliere";
  24. Deve sapere che combatterà tutta la vita;
  25. Deve sapere che, specie oggi, "chi fa da se, fa abbondantemente per tre".
  26. Se apre un cerchio lo chiude sempre. Sono in gioco la sua immagine e la sua credibilità
  27. Sa che la sua immagine e la sua credibilità sono la dotazione fondamentale della sua azienda
  28. E' attentissimo al concetto di feed-back

Imprenditore:”I nostri guai non li risolverà lo stato,dobbiamo risolverli Noi”

Questo il succo della trasmissione di Giuliano Ferrara,Qui Radio Londra,del 18 maggio

2012. Noi lo indichiamo da tempo,come una delle chiavi per affrontare con qualche speranza di successo,il recupero di interesse del sistema delle piccole imprese in Italia.

Pensiamo infatti, che la crisi attuale,essendo di sistema , globale, e cioè coinvolgendo tutti, dia l’opportunità agli “eletti” di uscirne fuori alla grande,solo che partano dai tanti problemi irrisolti che esistono nel modo di condurre la piccola impresa da anni,e mai risolti,anche perché il Sistema non lo voleva…e non lo vuole tuttora.

Se, mediamente ,la gestione delle piccole imprese si potesse considerare,da un punto di vista tecnico, sufficiente e soddisfacente la quasi totalità del sistema delle piccole imprese dovrebbe soffrire di problemi straordinari,una tantum,attribuibili tutti alla crisi generale e globale causata a detta di tutti dalla finanza globale e selvaggia.

Quindi il primo punto è la dipendenza del sistema delle piccole imprese dal sistema finanziario,dalle banche in particolare: dipendenza eccessiva imprudente,ormai intollerabile ,non gestita adeguatamente dall’imprenditore da molti anni,e stimolata dal sistema bancario,alla grande,fino a qualche tempo fa. Ma il sistema bancario cerca investimenti a basso rischio e ad alta remunerazione. Questo lo si sa da sempre. Eppure! Il sistema bancario italiano concede crediti solo a fronte di garanzie reali,valutate in modo molto “discriminato” e“disinteressato “ dalle banche,attualmente ,poi, in modo esagerato. Non sa e non vuole, e non può per legge, e non è attrezzato, per valutare il rischio reale. Soprattutto non è in grado,al di là delle apparenze, di valutare nel merito e tempestivamente,il vero potenziale di business; delle piccole aziende in particolare. E questa situazione viene da lontano,e si è esaltata,durante le crisi precedenti,poiché questa è solo la più recente,anche se più grave,coi discorsi di Basilea 1,2,3.

Nel frattempo cosa hanno fatto i piccoli imprenditori? Nulla o poco più,pensando che la logica del furbo piccolo cabotaggio,della gestione del tamponamento a breve, dell’aum aum all’italiana avrebbe funzionato in eterno,con buona pace di una corretta ma faticosa corretta gestione economico/finanziaria dell’impresa.

E qui è un punto fondamentale di cui bisogna prendere atto, e da cui bisogna partire per ridecollare: se la gestione economico/finanziaria delle piccole imprese fosse mediamente adeguata,allora potremmo prendercela col sistema che ci impicca. Ma non è così: mediamente le piccole imprese soffrono mediamente di più riguardo alla crisi attuale ,perché si sono proposte in stato profondamente debole,diciamolo pure in stato eccessivamente debole,malate dal punto di vista economico/finanziario,sul mercato del business,in particolare sul mercato del credito,dove anche le nostre banche sono state prese alla sprovvista.

Se il sistema,in particolare lo stato, anziché perseguire la logica dell’aiuto dall’esterno avesse stimolato l’aiuto dall’interno, pretendendo e imponendo,come ha fatto per altri aspetti,vedi la sicurezza con lo strumento della 626, metodi, strumenti e culture di gestione economico/finanziarie “fatti al contrario”,noi oggi saremmo in una situazione radicalmente diversa….e migliore! Certo la sofferenza indotta da questa imprevidenza è al momento tremenda e ineluttabile.

Non farà educazione ma selezione. Prendiamone atto, e agiamo di conseguenza. Noi di Amundsen stiamo cercando di agire di conseguenza. Ma la zavorra culturale che stiamo constatando e, nonostante tutto, affrontando è micidiale. Metodo Amundsen per dare una mano.

Ing. Flavio De Crescenzo

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