L’imprenditore previdente, saggio che raggiunge il successo: le regole d’oro, ovvero la filosofia di Amundsen

  1. Ama il benessere, non il denaro;
  2. Ama i suoi collaboratori, ma non li vizia;
  3. Ama i suoi clienti, ma ne cerca continuamente di nuovi;
  4. Ama i suoi prodotti, ma non li considera migliori degli altri;
  5. Fa tornare i conti aziendali, prima dei suoi;
  6. Imprenditore è importante, non arrogante;
  7. Cerca le giuste risorse, ma sa che non basteranno mai;
  8. Rispetta le banche e gli enti finanziatori, ma lavora per farne a meno;
  9. Ha bisogno di tutti e di nessuno;
  10. Persegue lo sviluppo, ma non lo fa a debito;
  11. È sapiente, non saccente;
  12. Sul suo sapere aggiornato, fonderà la sua autorevolezza;
  13. Apprende e usa le nuove tecnologie, perché in esse sta il segreto della competitività;
  14. Sa che il sapere richiede applicazione, dedizione, sacrificio;
  15. Sarà l’esempio, non la facciata;
  16. Farà comunicazione, non pubblicità;
  17. Cercherà il consenso, ma non dipenderà da esso
  18. Sarà umano, mai disumano;
  19. Dirà la verità a chi la può capire;
  20. Premierà il merito e il talento, mai il ruffianismo;
  21. Nel business vige una regola assoluta: o tanti soldi o tanto tempo;
  22. Gestisce con saggezza gli errori, ma non li considera nè peccati, nè colpe;
  23. Deve avere l'approccio del combattente "non sempre cavaliere";
  24. Deve sapere che combatterà tutta la vita;
  25. Deve sapere che, specie oggi, "chi fa da se, fa abbondantemente per tre".
  26. Se apre un cerchio lo chiude sempre. Sono in gioco la sua immagine e la sua credibilità
  27. Sa che la sua immagine e la sua credibilità sono la dotazione fondamentale della sua azienda
  28. E' attentissimo al concetto di feed-back

Imprenditore:” hanno votato per l’azione non per la solita politica.”

Il Presidente Obama appena rieletto,ha detto,nel suo discorso di insediamento:

“gli elettori hanno votato per l’azione,non per la solita politica.

Ciò vuol dire implicitamente, e non so se il Presidente lo abbia meditato a fondo,che finora,anche lui,ha fatto più solita politica,che benemerita azione. Cambiare è il must dei nostri tempi travagliati, ma chi avrebbe mai detto che la resistenza  ad esso,fosse così ampia e profonda?

Il cambiamento è necessario perché niente funziona più come prima. Quindi non essendoci imbrigliamenti e risposte adeguati ai nuovi problemi, tutto è un problema. Per di più non solo spesso,ma terribilmente dirompente. Dovunque tocchi per andare verso le nuove soluzioni  occorrenti, c’è la sollevazione ,peggio la tacita maledetta acquiescenza, dei mediocri che molto hanno da difendere,come privilegio e non come merito. Il richiamo del presidente  è chiaro e forte,la solita politica è fatta più di parole e di promesse,che di realizzazioni.

In tutto il mondo la classe politica parla di battaglie, di lotte,tutte verbali. Battaglie che la storia etichetta come ininfluenti,in quanto per la storia le battaglie,quelle che risolvono,sono tutta un’altra cosa, e si lasciano dietro morti e feriti,vincitori e vinti. Ora in quest’epoca del fasullo, abbiamo scambiato,il grano col loglio,l’oro col piombo.

L’azione, la verità,l’equità, concetti dispersi, in una confusione sapientemente pilotata, e in interessi sapientemente mascherati. Ecco perché nulla si risolve,anche in azienda. Noi imprenditori sentiamo,ma non abbiamo ancora metabolizzato appieno il cambiamento, nonostante il battage delle rappresentanze. Il Sistema cerca di orientarci su false soluzioni,sempre penalizzanti per chi è debole. Noi imprenditori,al momento siamo forti o deboli?

Singolarmente siamo ancora culturalmente indietro,come insieme siamo inesistenti? Le ripercussioni di queste situazioni nelle nostre aziende sono sotto i nostri occhi, ma non le vediamo. Quando le vediamo non le affrontiamo adeguatamente,perché sentiamo che le cose da fare sono immense,su tanti fronti. Richiederebbero una disponibilità finanziaria in proprio, che non abbiamo un po’ per incultura, un po’ per insipienza, un po’ per imprevidenza, un po’ perché il sistema ci portava verso il debito e non verso l’accumulazione.

Così si è perso il concetto di fieno in cascina,che è la sola risorsa utile nei tempi di crisi. Abbiamo portato il fieno nelle cascine di altri,che oggi ci ripagano con tasse, interessi esorbitanti,indisponibilità ad assumere ,a condividere dei  rischi,che in tempi di crisi sono maggiori e più profondi. La classe dirigente, a partire da quella politica fa il lavoro che il sistema le  ha insegnato a fare in questi ultimi vent’anni. Cioè parlare,parlare, senza mantenere,non avendo capito che prima o poi le parole che non vengono onorate,perdono ogni valore. Questi parlano, ma non sanno più chi li ascolta.(e se li ascoltano). Stanno generando un totale rifiuto di tutto portando a un modo di pensare,nel cuore,devastante. Qualunquismo? Non so. Con questo contesto,anche in azienda,specie se piccola,non si va da nessuna parte. Ed infatti,dove stiamo andando al momento. Da nessuna parte.

Quindi dobbiamo muoverci, e alla svelta anche!

Janez de Gomera

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