L’imprenditore previdente, saggio che raggiunge il successo: le regole d’oro, ovvero la filosofia di Amundsen

  1. Ama il benessere, non il denaro;
  2. Ama i suoi collaboratori, ma non li vizia;
  3. Ama i suoi clienti, ma ne cerca continuamente di nuovi;
  4. Ama i suoi prodotti, ma non li considera migliori degli altri;
  5. Fa tornare i conti aziendali, prima dei suoi;
  6. Imprenditore è importante, non arrogante;
  7. Cerca le giuste risorse, ma sa che non basteranno mai;
  8. Rispetta le banche e gli enti finanziatori, ma lavora per farne a meno;
  9. Ha bisogno di tutti e di nessuno;
  10. Persegue lo sviluppo, ma non lo fa a debito;
  11. È sapiente, non saccente;
  12. Sul suo sapere aggiornato, fonderà la sua autorevolezza;
  13. Apprende e usa le nuove tecnologie, perché in esse sta il segreto della competitività;
  14. Sa che il sapere richiede applicazione, dedizione, sacrificio;
  15. Sarà l’esempio, non la facciata;
  16. Farà comunicazione, non pubblicità;
  17. Cercherà il consenso, ma non dipenderà da esso
  18. Sarà umano, mai disumano;
  19. Dirà la verità a chi la può capire;
  20. Premierà il merito e il talento, mai il ruffianismo;
  21. Nel business vige una regola assoluta: o tanti soldi o tanto tempo;
  22. Gestisce con saggezza gli errori, ma non li considera nè peccati, nè colpe;
  23. Deve avere l'approccio del combattente "non sempre cavaliere";
  24. Deve sapere che combatterà tutta la vita;
  25. Deve sapere che, specie oggi, "chi fa da se, fa abbondantemente per tre".
  26. Se apre un cerchio lo chiude sempre. Sono in gioco la sua immagine e la sua credibilità
  27. Sa che la sua immagine e la sua credibilità sono la dotazione fondamentale della sua azienda
  28. E' attentissimo al concetto di feed-back

Imprenditore: “Troppe difficoltà e troppe tasse per un imprenditore in Italia”

Lo dice uno che se ne intende,Luciano Benetton.Qualche mese fa Diego Della Valle disse esplicitamente che la classe politica doveva cambiare registro.

Quanto sopra lo ha detto il Presidente uscente del Gruppo Benetton,Luciano Benetton,a margine dell’ultima assemblea degli azionisti, nella quale ha consegnato lo scettro al figlio Alessandro.

Però ha anche detto che in politica non ci torna e che preferisce fare il giro del mondo in barca.

Egli ha anche affermato,riguardo al futuro del paese e in particolare riguardo ai nuovi e giovani imprenditori,”Se penso a un giovane che deve avere una grande idea e trovare chi lo segue,se penso a un imprenditore che è in crisi perché non riceve i pagamenti e, se nonostante tutto ce la fa,trova lo Stato che gli dice “il 50 % degli utili sono miei”, riconosco che è una grossa perdita di entusiasmo.

E noi per la verità pensiamo anche molto peggio.

Ma ci chiediamo allora,perché di fronte a questa consapevolezza dichiarata , questi imprenditori così coscienti e influenti,non prendono in mano la situazione,come ha fatto la finanza, nel modo in cui tutti sanno. Se la classe imprenditoriale deve farsi carico dello sviluppo,saprà certamente che potrà farlo solo se si darà anche le risorse sociali e politiche ,la forza di influenza e di consenso per agire efficacemente all’interno di un sistema democratico che rischia di decomporsi e degenerare in qualunquismo,che “scassa tutto”. Con vantaggio di chi?

Allora parlare di reagire,andando in barca,come concetto,ci avvilisce.  Vuol dire che o è menefreghismo,e non riusciamo a pensarlo,oppure che i problemi sono da loro ritenuti così grandi,che,come diceva Andreotti , “ non li risolve nessuno” Però è proprio chi può,chi se lo può permettere,che ora deve dimostrare quel senso dell’interesse comune, della cosa pubblica, che la nostra classe politica sta pervicacemente dimostrando di non trovare. Forse non sa più,per diseducazione cosa è il pubblico interesse!

Certo i problemi sono molto complessi,ma è proprio per questo che i migliori imprenditori,quelli che sanno bene cosa siano merito,talento, coraggio di rischiare,spirito di sacrificio,insomma sanno come si concretizza,dovrebbero darsi una marcia in più,anche nel loro interesse. I “finanziari” non ragionano come gli imprenditori. Essi sono troppo “software/danaro oriented” e molto,troppo poco “hardware/ realizzazione bisogni oriented”. Potrebbero coagulare i piccoli imprenditori,che sono purtroppo molto”sparpagliati e quindi non contano nulla.

Siamo al suicidio come risposta estrema di impotenza rispetto ad un mostro che li massacra. Non sarebbe meglio trovare la forza di reagire imbrigliando il malcontento e guidandolo allo sviluppo serio,piuttosto che aspettare che il malcontento esploda e colpisca a caso,come insegna purtroppo la storia?

Qualcuno pensa che i popoli trovano alla fine sempre la via giusta,ma dopo aver commesso tutti gli errori. Finora è andata così,speriamo che questa volta,sia diverso!

Speriamolo proprio,però dobbiamo dirlo con franchezza, segnali in tal senso non ne vediamo ancora,anzi!

Però…..dobbiamo comunque sperare . Nel colpo di reni…..perché i Santi in Paradiso sono a fare un giro in barca!

Ing. Flavio De Crescenzo

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