L’imprenditore previdente, saggio che raggiunge il successo: le regole d’oro, ovvero la filosofia di Amundsen

  1. Ama il benessere, non il denaro;
  2. Ama i suoi collaboratori, ma non li vizia;
  3. Ama i suoi clienti, ma ne cerca continuamente di nuovi;
  4. Ama i suoi prodotti, ma non li considera migliori degli altri;
  5. Fa tornare i conti aziendali, prima dei suoi;
  6. Imprenditore è importante, non arrogante;
  7. Cerca le giuste risorse, ma sa che non basteranno mai;
  8. Rispetta le banche e gli enti finanziatori, ma lavora per farne a meno;
  9. Ha bisogno di tutti e di nessuno;
  10. Persegue lo sviluppo, ma non lo fa a debito;
  11. È sapiente, non saccente;
  12. Sul suo sapere aggiornato, fonderà la sua autorevolezza;
  13. Apprende e usa le nuove tecnologie, perché in esse sta il segreto della competitività;
  14. Sa che il sapere richiede applicazione, dedizione, sacrificio;
  15. Sarà l’esempio, non la facciata;
  16. Farà comunicazione, non pubblicità;
  17. Cercherà il consenso, ma non dipenderà da esso
  18. Sarà umano, mai disumano;
  19. Dirà la verità a chi la può capire;
  20. Premierà il merito e il talento, mai il ruffianismo;
  21. Nel business vige una regola assoluta: o tanti soldi o tanto tempo;
  22. Gestisce con saggezza gli errori, ma non li considera nè peccati, nè colpe;
  23. Deve avere l'approccio del combattente "non sempre cavaliere";
  24. Deve sapere che combatterà tutta la vita;
  25. Deve sapere che, specie oggi, "chi fa da se, fa abbondantemente per tre".
  26. Se apre un cerchio lo chiude sempre. Sono in gioco la sua immagine e la sua credibilità
  27. Sa che la sua immagine e la sua credibilità sono la dotazione fondamentale della sua azienda
  28. E' attentissimo al concetto di feed-back

Articoli funzionali alla campagna di comprensione del Metodo Amundsen

Imprenditore,crisi,cooperative,Amundsen.

L’impresa cooperativa è per sua natura un’impresa molto particolare. Dal punto di vista della conduzione è fra le più difficili da gestire. Sussistono infatti in essa due condizioni particolari che la marchiano rispetto al resto delle imprese. Il primo è che  essendo i dipendenti anche soci,sono portati tutti a sentirsi padroni. Il secondo è che la conduzione è condizionata più da caratteristiche del consenso (logica politica) che del risultato economico/finanziario. Queste due caratteristiche sono poi legate ai territori di influenza politica,in cui qualche partito gestisce le caratteristiche economiche dell’azienda con criteri tipici della politica che sono consenso e potere. Purtroppo l’Italia non è un paese ancora culturalmente pronto alla aggregazione d’impresa per far massa critica,è di questi giorni un tentativo,ma cozzerà contro la cultura personalistica,perché si aggregheranno le debolezze, e non s’è mai visto più debolezze fare una forza. Il detto l’unione fa la forza si riferisce alle forze sane non a quelle con problemi. Ma anche le cooperative, quelle che per funzionare non hanno ancora assunto una connotazione gerarchica,devono rapidamente educare ai ruoli i loro collaboratori,trovare una gerarchia compatibile,e infine darsi mezzi per imbrigliare le problematiche e guidare le decisioni, come  il metodo Amundsen. Amundsen infatti non è condizionato dall’organizzazione gerarchica. Esso si basa sulla condivisione di numeri che hanno un significato situazionale e obbiettivale. Certo nelle cooperative l’opera di installazione di metodidi “ controllo di gestione “ o meglio di sistemi di guida tipo Amundsen va profondamente affiancata da una formazione adatta e continua,poiché deve agire sulle culture più che sulle conoscenze,più sui comportamenti che sulle nozioni. Insomma l’ azienda cooperativa essendo aggregata da interessi la cui matrice è fondamentalmente politica e orientata alla solidarietà (almeno a parole), mal si addice all’efficienza e all’efficacia del’azienda normale gerarchica orientata al profitto. Si dovrebbe fare una formazione in cui si proponesse che l’aggregazione imprenditoriale non deve provenire da matrice politica ma dal fatto che oggi anche le piccole aziende prima o poi devono darsi una doppia massa critica, una rispetto alle dimensioni (in Europa mediamente le piccole imprese hanno dimensione di circa tre volte) ed una rispetto al mercato. Ma sarà dura che questo avvenga in tempi brevi. Al  momento purtroppo è più diffusa la cultura del far da sé,nell’ottica del si salvi chi può nella generale confusione di sostanza, affiancata da apparenti certezze di facciata. Però speriamo bene…….non si sa mai. Ma questo non è certo cultura manageriale !

La cultura di Amundsen

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Imprenditore: più è piccola la tua azienda più grande deve essere la tua testa.

Oggi anche le braccia devono avere testa.

Non esiste più la manualità pura, anche l’artigiano non eroga più prestazioni di sola abilità manuale, ma eroga aggiornate prestazioni legate ad un risultato che da lui si aspetta il cliente. Quindi sul fronte delle prestazioni abbiamo una rivoluzione: saper fare bene un lavoro, non significa più saperlo fare in modo adeguato,aggiornato e soprattutto economico. Economico su due fronti, il primo per il cliente che ha diritto a prestazioni adeguate a corretti costi di mercato. Il secondo per il piccolo imprenditore o l’artigiano, che deve, in questo contesto, far tornare bene i suoi conti. E’ su questo fronte che ci vuole più testa. Più nozioni di base,più formazione,più aggiornamenti, e un diverso atteggiamento verso il mondo delle professioni,lo stato,le banche,i dipendenti collaboratori, e tutto ciò che circonda l’impresa e le consente di funzionare e ahimè di non funzionare, come accade ora,per assenza di giusta reattività da parte dei piccoli imprenditori. Ogni efficace stimolo culturale, che abbia come scopo quello di rendere più libere le persone, di renderle più reattive alle manipolazioni, viene sistematicamente ignorato o peggio osteggiato dall’ordine che si è costituito “per sempre”.

Il tutto suggellato dalla pigrizia mentale di molti piccoli imprenditori,da una certa arroganza, e da un rigetto del rimettersi in discussione e mettersi ad reimparare sul serio. Situazione ampiamente sfruttata,come già detto, da un Sistema che ha tutto l’interesse a mantenerci inadeguati e ignoranti,

nonostante voglia far sembrare il contrario. Quanti piccoli imprenditori, anche con sufficiente lavoro,non riescono a far tornare i conti, e quando li fanno, fanno tornare i conti di tutti,tranne che i loro? Col bel risultato che in un mondo che già pensa a supertassarli,alla fine anche loro si autotassano,per insipienza e ignoranza,così comodi al sistema dei rampanti e dei funghi, al sistema del tutto facile, comodo, subito, giovane. L’esperienza è un optional perché l’esperienza non è giovane! Noi di metodo Amundsen, ci proponiamo in modo attivo. Il metodo è un Sistema di Guida concepito come stimolatorio di processi di pensiero. Ai più queste sembrano parole teoriche,vaghe, o peggio, ma non è così. E’ quello che serve ai più, che ovviamente non capiscono un po’ per loro diffidenza congenita e anche per demerito nostro che forse ancora non facciamo abbastanza per farci capire. Però sono ciò che servono: metodi stimolatori dei modi di pensare e orientativi del cambiamento contro una mente tendenzialmente orientata allo statu quo,all’immobilismo. L’esperienza ci insegna che purtroppo il cambiamento si afferma attraverso l’obbligo ad applicarlo per sopravvivere. Ma conviene al Sistema? Probabilmente no. Stiamo allora aspettando i profeti della cultura che serve ad un nuovo sistema che capirà di prosperare solo se prosperiamo noi piccoli imprenditori, motori di un nuovo sistema industriale dove la testa prevale sulle macchine,anche gli uomini intesi come macchine. Ci sarà da aspettare tanto? Chi lo sa. Certo che nella situazione attuale,c’è poco da ben sperare. Ma la natura ci sta scompigliando le carte in tavola, e chissà.

Il pensiero di Amundsen.

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Imprenditore: smetti di fare impresa…….così!

Quello che sta succedendo nel mondo economico imprenditoriale,quello che il mondo politico non sta facendo, quello che il mondo delle piccole imprese dimostra di non saper proporre, dimostrano solo una cosa.

Di questa rottura non si trova la cura.

Perché continuiamo ad affrontatre problemi nuovi con schemi mentali passati se non addirittura vecchi.

Perché gli interessi e le caste consolidate non hanno alcuna intenzione di aprire e di aprirsi!

Soprattutto perché i primi beneficiari,i piccoli imprenditori non sanno proporsi come capacità di proposta e come forza. Tutti aspettano il miracolo nell’ottica di un modo di pensare “passato” , per non dire di peggio. Se lo sviluppo economico è la soluzione strategica dei nostri problemi, e se lo sviluppo economico è soprattutto sviluppo dei fatturati delle imprese,delle piccole in primis,con tutto quel che ne consegue a partire dall’occupazione, non si capisce come il sistema delle imprese, di cui le piccole sono protagoniste,non sappia tutelarsi dalle pochezze  e preservarsi dai danni, che la politica sta partorendo. Lo sanno quelli che in buona fede sanno, che per sviluppare bisogna mettere le aziende in condizioni di ampliare il proprio mercato, di investire in questi,e di far generare utili che in questo contesto vengano usati. Bisogna quindi partire dalla pressione fiscale,insostenibile,fuori di melone.

Significa investire tanti denari, non sconti fiscali, nel sistema delle piccole imprese che dimostrino di avere dei progetti industriali fondati ed un management all’altezza. Denari non ce ne sono, quelli che vengono messi in campo sono ininfluenti, progetti fondati ce ne sono pochi,pochissimi li sanno valutare a partire dalle banche, e le piccole aziende non hanno un management: hanno ancora dei padroni,spaventati, incapaci di trovare risposte,ma tronfi pensando che ancor oggi proprietà aziendale sia condizione necessaria e sufficiente per aver diritto alla sua guida. Non è più così. Ci vogliono una competenza , un ‘esperienza e un talento specifici. Ma i capi storici non vogliono sottoporsi ad un’analisi storica che ha a che fare col turn over dei capi, più o meno “spintaneamente”. E così si allunga il calvario di questa Italia che non vuole trovare la sua strada, semplicemente perché la sua classe dirigente non è stata selezionata e preparata a questo.La piccola azienda non fa eccezione. Con la differenza però, che la piccola azienda dovrebbe essere protagonista sia politico, sia economico, sia culturale del cambiamento,essendoci in questo cambiamento un cambiamento di ruolo radicale di essa stessa  piccola impresa: da secondario a primario.

Nulla si vede di questa consapevolezza,e l’esperienza fatta in questi anni attraverso il progetto Amundsen, sta a dimostrarlo.

E nulla si vuole fare per aprirti gli occhi.

Forse perché quando si tratta di condizioni di alto profilo il detto evangelico “molti saranno i chiamati pochi gli eletti” è praticamente impietoso e se ne frega della fobia della selezione introdotta “in-culturalmente”  da una certa sinistra. Dove si è mai vista una classe dirigente adatta ai suoi tempi, figlia del mollo del vizio,del superfluo e soprattutto educata alle pretese senza merito? Così ci trasciniamo stancamente in questa crisi senza fondo. Stiamo sprecando tutte le risorse e le riserve. Fino a quando? Fino a quando non verranno fuori nuovi“giovani turchi” o un nuovo Furio Camillo? Ciò anche nelle piccole imprese. Con buona pace di chi aspetta un miracolo nell’isola che non c’è.

Il mondo di Amundsen.

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Imprenditore: non trasformerai la crisi della tua azienda in prospettive motivanti senza riandare a scuola 2.

Perché siamo recidivi,perché non vogliamo imparare,perché questa crisi non è come tutte le altre.

Non vogliamo capire che l’esperienza fatta in passato non vale per il futuro. E intanto il tempo passa e le sofferenze no.

Cosa ci voglia per svegliare questo paese in sonno lo sa Dio. Questa crisi,completamente diversa da tutte le precedenti, dura da anni e ancora non se ne vede la fine. Perché ancora non si trova la cura.

Le piccole imprese hanno cercato di reagire e tuttora reagiscono con  i vecchi sistemi del rattoppo.

E non vedranno la luce. Subiscono un sistema fiscale medioevale,prepotente ,poliziesco,   evidentemente non esoso ma addirittura predatorio. Subiscono un sistema bancario ancora peggiore.

Così pieno di regole pro domo loro,con sistemi informativi che di informativo non hanno più un bel niente,essendosi trasformati in sistemi asfissianti di governo e di controllo, e di mancanza di contatto colla realtà reale e di elasticità rispetto a problemi che ne richiederebbero a iosa. Non parliamo degli uomini. I loro decisori si sono scientemente allontanati dal campo per far del male senza guardare negli occhi chi,molte volte con molte attenuanti,è in difficoltà. Non parliamo dei problemi attuali “ diversi” tutti riconoscono ,ma affrontati con schemi passati, per di più supportati da sistemi informativi progettati con criteri e per realtà ormai ampiamente superate. Quando una struttura statale fondamentale dello Stato si vanta di aver trovato un sistema di caccia all’evasore nominato Serpico, è tutto detto. Gli Italiani non sono un popolo di evasori,sono un popolo che anziché reagire in maniera diretta ai problemi, si arrangia ,si ingegna,in qualche modo subisce .. e quindi perché non dargli addosso?  E finora ha funzionato. Ma ora le tasse sono non esagerate ma fuori di melone,i trattamenti fiscali dei piccoli senza difesa,sono altro che equi. L’azienda,quella piccola, che si difende solo  col buon lavoro,è massacrata di obblighi, doveri verso tutto e tutti, a partire dai dipendenti,che a causa anche di sindacati ormai drogati dai diritti,hanno solo pretese e non danno una mano a superare ostacoli e problemi che mettono in crisi tutto il contesto che ha fatto fare loro per anni un egregio lavoro di civiltà. Eppure il nuovo mondo ruota intorno alle imprese e al loro sviluppo. Le piccole imprese e lo sviluppo possibile. E cosa fa il mondo delle imprese? A nostro avviso niente se non affidarsi a sterili e sbiaditi comunicati affidati anche a categorie che non si sa chi rappresentino.

Intanto il governo è tutto concentrato sulle riforme istituzionali, sulla legge elettorale,e altre amenità. Dum Romae cogitatur Saguntum capitur. Ma lo sanno i signori di Roma che se andiamo avanti così legifereranno per un paese che non esiste più ? Perché il tempo la tempestività sono importanti, specie nelle aziende,le piccole in particolare. E noi per parte nostra intanto noi come reagiamo ? Arrangiandoci e subendo.

Ecco perché abbiamo bisogno di andare a scuola. Due volte perché siamo recidivi.

Il mondo di Amundsen

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Imprenditore:siamo un paese che deve ritornare a scuola.

A partire dai piccoli imprenditori che dovrebbero essere i piloti dello sviluppo e della crescita.

Invece sono gli schiavi……e anche contenti!

Il ritorno a scuola. Come il ritorno alle condizioni per fare figli. Questo paese a furia di andare avanti alla rovescia, alla sgangherata,alla denaro prostituzione,a un fasullo benessere tanto sprecoso da generare male a go go, si è ridotto a ricominciare da capo, su tutti i fronti.

Ma quelli che sono capi ora, non si rendono conto e/o non vogliono tornare indietro. Sì perché tornare a scuola significa per la quasi totalità tornare, anzi ruzzolare indietro.

Hai voglia di dire che è vero il contrario. Sei un mentecatto,un fallito, uno fuori dal mondo e fuori di testa. Eppure il fatto che di fronte a questa enorme crisi strutturale, si dica che la soluzione è lo sviluppo, ma in  concreto non si sia fatto nulla e men che meno si vede qualcosa di efficace e di concreto all’orizzonte,la dice lunga. Da una parte una classe politica in crisi sì capace ancora di guidare inconsistentemente il paese. Un paese fatto di chiacchiere e maldicenze  cattive, bene proposte da politici,giornalisti, media e sistema della formazione strutturato per educare formalmente e diseducare sostanzialmente. Strutturato per fare soldi fasulli, nell’ottica di una ideologia americana che sta uccidendo il mondo etico. Il concetto di Io,Dio,Denaro….tanto….ricchezza… e il resto…chi se ne frega, non ci sta portando da nessuna parte, se non alla disgregazione,all’isterismo, alla solitudine,ad un senso di onnipotenza che crolla miseramente alla prima seria prova della vita, per es. di salute. Di  fronte alla caduta del mondo sovietico che rappresentava un modo di affrontare la funzione dello stato rispetto ai singoli, lo stato pensa a tutto, ma ti chiede in cambio tutto,a partire dalla libertà personale , sembrava si potesse affermare quella del datevi da fare in totale libertà e diventerete i costruttori del vostro benessere.   Questo approccio mette le aziende al centro del sistema economico, ma gli imprenditori,quelli piccoli ,che sono il 95 % del sistema, non hanno ancora capito,che prima di tutto questo ruolo va conquistato politicamente, acquisendo forza, ma soprattutto acquisendo la cultura dell’impresa come esperienza fatta di  solide basi formative, una pratica-grammaticata, e un’etica responsabile

di cui si sono perse le tracce. Ecco perché bisogna obbligare i piccoli imprenditori ad andare a scuola. Abbiamo riempito l’azienda di adempimenti legali e non si è pensato a rendere obbligatorio un percorso di formazione pratica che dia al piccolo imprenditore gli strumenti di sapere adatti a fare della sua guida una guida di successo per l’azienda. L’unica strada e l’unica cura per generare poi posti di lavoro resi “sicuri” dalla perspicacia della guida e non dagli accordi vincoli sindacali.

Prima regola d’oro: è solo il sano progetto di sviluppo che salva il sistema azienda dalla precarietà

e quindi salva il collaboratore dallo stress della mancanza di lavoro e dalla dipendenza dagli ammortizzatori sociali. Ma i piccoli imprenditori non capiscono che per realizzare quanto sopra ci vuole un modo di pensare omogeneo, una cultura appunto che non si apprende col fai da te, ma col fai con chi sa, di più e meglio ….ovviamente ….Ma può un italiano ammettere questo, e poi ci sono scuole adatte…rifondate? Ecco perché tutti a scuola per lavorare meglio.Il nostro giovane presidente del consiglio aveva cominciato colla scuola…ma poi si è perso. Speriamo che si ritrovi.

Sarebbe meglio che qualcuno lo obbligasse a ritrovarsi. Chissa! Hai visto mai?

Il mondo di Amundsen.

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Imprenditore:la tua incredibile capacità di sopravvivere, ti porterà non più al successo,come una volta,ma ti condannerà ad un eterno precariato (anche con la famiglia).

Coi tempi che corrono, e col mestiere che facciamo (sempre a contatto con piccole aziende in crisi),assistiamo tristi all’evoluzione della crisi in seno ai piccoli imprenditori.

Intanto le piccole aziende continuano a chiudere,alla faccia del renzismo dominante (a parole?).Ciò significa che quattro milioni e mezzo di microaziende,non solo non hanno imboccato  ancora la strada del risorgere ma chissà se la imboccheranno mai.

Non hanno capito ancora i piccoli imprenditori che non conta, di fronte alla speciale crisi attuale ,la capacità di resistere a qualunque colpo, non servono solo capacità personali,ma occorrono capacità di gruppo,a partire da quella di fare fronte unico e compatto davanti alle difficoltà e non essere solitari e disuniti, muniti di conclamata  rassegnazione soprattutto culturale,ampiamente ancora favorita da chi dovrebbe e potrebbe assumere un ruolo di tutela culturale  prima che sindacale. Sì sindacale:delle piccole aziende, che non sono ancora scese in piazza sul serio,perché i primi “sparpagliati “ sono proprio loro…..e il sistema ne approfitta, Anziché collocarli al vertice dello sviluppo,essi  sono stati messi al centro del “mungismo,mucchismo” che al momento serve,eccome serve!

C’era un detto, che mio papà citava spesso,e che mai come ora, pensiamo si attanagli ai piccoli imprenditori e alle piccole partite iva…..” e sempre sia lodato quel fesso che ha pagato “.

Però è anche colpa nostra! No! Siamo troppo egoisti e individualisti per riconoscerci inadatti al momento,troppo arroganti per ammetterlo. Le conseguenze? Eccole. E di questa rottura non si trova la cura,diceva il saggio. Perché la cura è ritornare a scuola,non la scuola di quelli che si preparano alla vita ( ma si preparano,li prepariamo?), ma una scuola speciale dedicata a coloro che guidano, o sono destinati a guidare una piccola impresa. Oggi il solo capitale non solo non basta più, ma la disponibilità è dannosa nelle mani di chi non è adeguatamente preparato. E’ dannosa per sé e soprattutto per gli altri. Come si fa a prevedere un futuro rassicurante,uno sviluppo che dia anche lavoro non precario, con queste premesse? Perché il nostro giovane Premier si è preoccupato di far visite alla scuole dei ragazzi, e non si è curato di mettere in evidenza scuole nuove,per adulti che hanno responsabilità pescando dalla enorme esperienza di una massa di persone anziane ritenute solo deficienti e decotte? Siamo proprio un popolo di sciuponi,di spreconi. Come per l’arte abbiamo un patrimonio enorme che non sappiamo usare, il patrimonio enorme accumulato da dieci milioni di persone che non sono da buttare, che chi ha responsabilità di governo dovrebbe invece valorizzare. I pensionati, sono solo ritenuti una palla al piede, e nessuno si pone il problema di ritrasformarli in risorsa utile al paese,risorsa di vita vissuta,di esperienza ,di cultura della vita, di cultura del risolvere problemi pratici ,di cui ci sarebbe tanto bisogno. Ma siamo spreconi , stupidi, in malafede ,anche un po’ cattivi,o peggio ? Forse qualcuno è preoccupato che esperienza e saggezza potrebbero risolvere qualche problema. Ma che sciocco che sono: noi abbiamo dei problemi ? Eppoi i giovani : hanno senz’altro le gambe,ma hanno anche la testa? Dovremmo ricordare che è senza testa che non si va da nessuna parte…non senza gambe!

Il mondo di Amundsen.

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Imprenditore: la soluzione di molti tuoi problemi pratici,e la soluzione del tuo problema esistenziale stanno nella tua cultura.

Non scappi…se vuoi sopravvivere. A partire dal rapporto col mondo del credito.

Da anni combattiamo,noi del metodo Amundsen,col modo scontato di fare impresa. Un modo fatto di banalità gestionali unite ad un’arroganza di casta fondata su risultati, molte volte, ottenuti da altri in un contesto di mercato che non ha neanche senso confrontare con quello attuale,essendo esso tutta un’altra cosa,un altro mondo,per di più globalizzato

Prendiamo ad es. il rapporto col credito rappresentato dal mondo bancario.

Negli ultimi venti anni il mondo bancario si è trasformato da mondo di credito, a mondo di rendita a spese altrui,cicero pro domo sua. La funzione di leva dello sviluppo economico si è perduta a fronte di un profitto per sé al” limite” ,per non dire altro.  Un mondo dove a fronte delle tante Basilee, si è caricato sulle imprese tutto un vomito di rating , di valutazioni dall’esterno,di costi, che complice l’IT male interpretata,pretende di tutto governare, di tutto sapere , di tutto integrare in nome di un solo diritto: quello della banca di tutelarsi da ogni rischio. Guadagnare, ma di guadagnare,guadagnare,guadagnare,su una classe di imprese considerate come mucche del sistema per un verso,come i sindacati le hanno considerate per un  altro. Il risultato è l’inferno di oggi. Siamo al punto che ogni pinzillacchera deviatoria dell’impresa (quella piccola), nei riguardi delle procedure di comportamento e di verifica,viene segnalata al sistema come comportamento negativo,aprendo in automatico tutta una serie di segnalazioni e di chiusure,che di fatto rendono impossibile una gestione del credito adatta alla piccola impresa. La piccola impresa è per sua natura elastica,senza inerzia,tempestiva, vive di attenzione veloce al cambiamento,vive di capacità reattiva veloce ,di processo decisionale altrettanto veloce, di situazioni in evoluzione,non sempre, o meglio sempre meno, imbrigliabili in schemi contabili e ragioneristici. Quando tu per un assegno che per qualche ragione non va a buon fine,emetti tutta una serie di segnalazioni e barriere “a prescindere” come puoi pretendere di affiancarti all’impresa,specie in momenti terribili come questi? Ma come fanno gli imprenditori a non stoppare questa macchina infernale che tutto vuole sapere,tutto vuole condizionare “a prescindere”? Tutto vuole condizionare compresa la sopravvivenza della tua azienda? Ed ecco qui la questione culturale:i piccoli imprenditori non capiscono,e purtroppo molti continuano a non capire, che nell’ottica della continuità siamo finiti in bocca all’impossibilità di fare impresa secondo le regole di essa continuità;che ci vuole una discontinuità a partire dal come si affronta il problema del credito,non più impersonato dalla banca,malata di auto guadagno, di potere prepotente, che nei momenti di difficoltà diventa nemico finanziario e killer morale. La banca oggi alla faccia di ogni privacy,sa tutto di tutto in tempo reale, e reagisce salvaguardandosi al parossismo. Come si può pensare alla ricrescita del sistema,se non si parte anche da qui? Lo sanno i nostri Soloni che sviluppo significa aumento dei fatturati e degli utili? Che questi valori si realizzano attraverso un  mondo delle piccole imprese coccolate da un giusto credito,non strozzate da nodi scorsoi mascherati da elementi salvaguadatori? Non vorremmo banalizzare ,ma ci sembra il caso di ricordare il famoso…..meditate gente..meditate!

Il mondo di Amundsen

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